| Dott. Candia, le statistiche Istat indicano che si è registrata una significativa diminuzione della mortalità sulle strade, ma il numero di vittime resta alto. Va poi considerato che le Compagnie di Assicurazione possiedono numeri ben diversi sull’incidentalità stradale: 3 milioni e 700 mila sinistri, quasi un milione di feriti. Come valuta questo fenomeno? Senza dubbio l’effetto combinato delle azioni messe in campo dalle Istituzioni (penso in particolare all’introduzione della patente a punti e l’inasprimento delle sanzioni per la guida in stato di ebbrezza) e le importanti campagne di sensibilizzazione sviluppate da Enti come la Fondazione ANIA si sta riflettendo in una riduzione della mortalità e dell’incidentalità sulle nostre strade. Tuttavia questo problema sociale, pur essendo ancora di enormi proporzioni in tutta Europa, resta purtroppo particolarmente grave nel nostro Paese. Secondo il rapporto ACI-Istat, i morti per incidente stradale in Italia sono passati da 7.061 nel 2000 a 4.731 nel 2008, con un calo del 33%. Lo stesso rapporto, seppure basandosi su dati diversi rispetto a quelli prodotti dalle Compagnie, conferma anche la riduzione dell’incidentalità. Si tratta quindi di trend positivi – ma non sufficienti a portarci nel novero di Paesi europei più virtuosi come Portogallo, Germania, Spagna e Francia che hanno già raggiunto o stanno per raggiungere l’obiettivo fissato dall’Unione Europea di ridurre la mortalità sulle strade del 50% entro il 2010. Il divario dell’Italia con il resto dell’Europa è dimostrato anche dai dati dell’European Transport Safety Council (2007), secondo cui la media della mortalità per incidenti stradali in Italia risultava essere di circa tredici punti al di sopra di quella europea, che equivale a circa 900 morti in più sulla media annuale. Ogni giorno in Italia si verificano in media 598 incidenti stradali che provocano la morte di 13 persone. E’ stato calcolato che nel nostro Paese una famiglia su dieci, negli ultimi dieci anni, ha avuto un morto per un incidente stradale. Certamente, questi sono dati che dovrebbero farci riflettere su quanto la sicurezza stradale ci tocchi tutti da vicino. Eppure gli italiani tendono a reagire con un atteggiamento fatalistico o, ancora peggio, sopravvalutano le proprie capacità di guida, ritenendo che queste siano sufficienti a garantire la loro immunità sulle strade. Le Compagnie di Assicurazione – anche attraverso la Fondazione ANIA – si battono da anni per contrastare questa emergenza. Cosa ritiene possano fare in più le Imprese per diminuire significativamente gli incidenti e le vittime della strada? Innanzitutto, penso sia corretto precisare che l’emergenza sicurezza stradale è un problema che non coinvolge solo le Compagnie di Assicurazione, ma l’intero sistema Italia che ne sopporta i costi estremamente elevati. Ricordo che secondo l’Istat, i costi sociali degli incidenti stradali per il 2007 sono ammontati a 30.386 milioni di euro, cifra che rappresenta oltre il 2% del Pil dello stesso anno. Sono quindi d’accordo con l’analisi che individua una pluralità di attori pubblici e privati coinvolti in una politica di intervento per la sicurezza stradale che poggia su quattro pilastri: tecnologie per l’auto, infrastrutture stradali, salute psicofisica e comportamenti degli automobilisti. In questo scenario, le Compagnie di Assicurazione svolgono e possono svolgere un’azione importante, soprattutto sul fronte dei comportamenti degli automobilisti, sia per il loro intrinseco ruolo sociale, sia perché possono far leva su una base consistente di clienti Rca (in Zurich, ad esempio, questa raggiunge 1.700.000 unità) che rappresentano un punto di osservazione privilegiato e una fonte affidabile di dati sui quali fondare politiche e interventi per la sicurezza stradale. Ritengo, inoltre, che non sia da sottovalutare l’importanza della base clienti come target di una comunicazione finalizzata alla sicurezza stradale e all’incentivazione di comportamenti virtuosi. E in quest’ottica le agenzie possono costituire un veicolo di comunicazione personalizzata e, come tale, ancora più efficace.
| Quali sono le attività di Zurich nell’ambito della sicurezza stradale? Zurich ha rivolto grande attenzione al tema della sicurezza. In quest’ottica, partecipiamo attivamente, spesso coinvolgendo anche i nostri agenti, alle iniziative messe in campo dalla Fondazione ANIA, come ad esempio Black Point, le campagne Brindo con Prudenza, Io Dissuado, ANIA Campus e i corsi di guida sicura offerti agli assicurati. Come molte Compagnie, abbiamo anche agito sul fronte delle tariffe introducendo un sistema premiante per la guida virtuosa. Infatti, oltre ad aderire all’iniziativa Patto Giovani, promossa dall’ANIA, da ottobre di quest’anno abbiamo previsto l’estensione di garanzia Classe Protetta che premia i nostri assicurati che hanno dimostrato negli anni una guida attenta e sicura. Come ho precedentemente accennato, il ritardo dell’Italia rispetto a altri Paesi europei sconta una diffusa inconsapevolezza, certamente più marcata fra i giovani, di quanto la sicurezza stradale dipenda dai comportamenti e dalle capacità individuali dell’automobilista. Su questo assunto Zurich ha sviluppato un interessante insieme di interventi focalizzati sull’education dei giovani che, come i più recenti dati confermano, sono i soggetti più colpiti dalle conseguenze degli incidenti stradali. A partire dal 2000 abbiamo lanciato un progetto estremamente innovativo, chiamato Guida la tua Sicurezza, che si è sviluppato negli ultimi anni in collaborazione con università e centri di ricerca italiani ed europei. L’obbiettivo del progetto era quello di costruire un modello di incentivazione alla guida sicura adatto alla fascia di età tra i 14 e i 20 anni (gli anni più formativi per quanto attiene alla sicurezza) che fosse riproducibile e misurabile nei risultati. Dopo aver condotto una ricerca su un vasto campione di automobilisti, sono state individuate le regole comportamentali di base per la guida sicura. Il modello è stato sperimentato sul campo in alcune scuole italiane, attraverso progetti pilota finalizzati a rendere consapevoli gli studenti dei propri limiti nelle capacità di guida e, allo stesso tempo, ad adottare comportamenti di guida virtuosi e a trasmetterli ai propri compagni. Considerando la priorità data al target giovanile, la nostra iniziativa ha sottolineato l’importanza della scuola come punto di riferimento per la sensibilizzazione alla sicurezza stradale. In questo senso, il lavoro da noi svolto si salda con l’insegnamento della sicurezza stradale nelle scuole già previsto dal Codice della Strada ed ora riproposto con vigore dal Ministro dell’Istruzione Gelmini.
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